Arcipelago     mappa Italia sud  
 Ercolano     

Sosta camper:

n°2535 (lat: 40.7501500 lon: 14.4798000)

n°2536 (lat: 40.7464500 lon: 14.4874000)

area n°2537 - 2538 - 2539 - 4015

Durante la prima fase dell'eruzione, il raggio del camino era probabilmente nell'ordine dei cento metri. Con il proseguire dell'eruzione, l'inevitabile allargamento del camino consentì l'eiezione di masse ancora più ingenti. La sera del 24 agosto 79 d. C. l'altezza della colonna era aumentata. Vennero a mano a mano toccati livelli sempre più profondi all'interno della camera magmatica finché, dopo circa sette ore, fu raggiunta la pomice grigia maggiormente mafica, ricca cioè di magnesio e ferro. Questa pomice fu eruttata al ritmo di una tonnellata e mezzo al secondo e arrivò per convenzione a un'altezza massima di circa 33 Km. (Volcanoes: A Planetary Perspective)

 Al momento dell'eruzione del Vesuvio,  Ercolano venne travolta da una marea di fango e detriti vulcanici, che solidificandosi si sono trasformati in uno strato tufaceo durissimo, alto tra gli 8 e i 10 metri, all'interno del quale poterono conservarsi, molto meglio che a Pompei, le parti superiori delle costruzioni e anche tutti i materiali organici, come il legno, i tessuti, i resti del cibo, ecc., risulta così più facile in questo sito ricostruire la vita privata dei suoi abitanti. Peccato che sia visitabile solo una piccola parte della città antica perchè quasi tutto rimane sepolto.

La città era costituita da ricche ville di facoltosi romani, a differenza di Pompei invece più popolare. Sotto le strade scorrevano le tubature delle fogne, e le abitazioni avevano un locale adibito a gabinetto, posto a confine con la strada per facilitare il collegamento delle tubature, anticipando di parecchi secoli il sistema di smaltimento dei liquami nelle città moderne.
Il re Carlo di Borbone, appassionato tutore del patrimonio culturale e archeologico napoletano, fece riprendere nel 1738, con ingenti mezzi, gli scavi iniziati dal principe d'Elboeuf nel 1709 che aveva ritrovato diverse sculture. Venne alla luce il theatrum, che è tuttora accessibile soltanto dai cunicoli settecenteschi. Non lontano fu ritrovata la Basilica, un grande edificio rettangolare anch'esso per lo più ancora sepolto dal fango solidificato. Tra le sue rovine furono rinvenuti degli splendidi affreschi ora custoditi al Museo Archeologico di Napoli, raffiguranti Ercole  e Teseo. Ma la scoperta più importante venne alla luce con
lo scavo di un pozzo a pochi km ad ovest di Resina, una sontuosa villa suburbana, la celebre Villa dei Papiri, edificio tuttora sepolto a una profondità di 20-25 m. Il complesso della villa si estende per oltre 250 m. e costeggiava il mare, oggi molto più addietrato. L'atrio, preceduto da portici, conservava la decorazione parietale. Più che per la sua struttura architettonica, la villa diventò immediatamente famosa per i suoi straordinari reperti; nell'atrio, lungo i peristili e in alcuni degli ambienti era infatti disposta la più ricca serie di sculture che sia mai stata rinvenuta in un'abitazione privata: 58 sculture in bronzo e 21 in marmo, alcune di grandi dimensioni. Il nome della villa le viene dal ritrovamento, in un piccolo ambiente adiacente al peristilio, di più di 1700 rotoli di papiro, un'intera biblioteca, in gran parte imballata e chiusa in casse, forse a causa dei lavori di restauro seguenti al terremoto del 62 d.C.
Gli scavi proseguirono con andamento lento e infruttuoso, resi pericolosi dai crolli e dalle esalazioni di gas, furono abbandonati per quelli di Pompei.

Rimane un vero peccato che gran parte della città antica sia sepolta, e sopra allo strato di terra sia stato costruita la città di Ercolano moderna con edifici dallo stile architettonico discutibile e di modesta fattura. Andrebbero abbattuti tutti i palazzi siti sopra l'area archeologica. Bisognerebbe riqualificare l'area istituendo un parco archeologico, creando quindi le basi per il rilancio turistico-economico di Ercolano, in analogia a quanto già avvenuto per Pompei.

L'energia termica liberata durante l'eruzione dell'anno 79 d. C. è stata approssimativamente di  2x10joule. Circa 100.000 volte superiore a quella sprigionata dalla bomba atomica sganciata su Hiroshima. (Dynamics of Volcanism)